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Disturbo Ossessivo-Compulsivo di Personalità


personalitàIl Disturbo Ossessivo-Compulsivo di Personalità (DOCP) è un disturbo di personalità caratterizzato dalla tendenza al e al raggiungimento di elevati standard di prestazione che si traducono in una attenzione minuziosa per i dettagli, le procedure, le liste, tanto che, spesso, viene perso di vista l’obiettivo finale del compito. Sono presenti, inoltre, eccessiva preoccupazione per l’ordine, perseveranza, ostinazione, indecisione, difficoltà a manifestare le proprie emozioni e tendenza ad essere molto coscienziosi, moralisti e critici, soprattutto verso i propri errori.
I soggetti affetti da tale disturbo sono convinti che le regole vadano seguite in modo rigido e mostrano grande difficoltà nel tollerare quelle che considerano infrazioni. Ne conseguono mancanza di flessibilità, bassa tolleranza alla frustrazione e difficoltà a sperimentare situazioni nuove o a correre rischi.

Come si manifesta il Disturbo ossessivo-compulsivo di personalità?
I soggetti con DOCP presentano comportamenti coerenti con le seguenti caratteristiche:

  • eccessiva dedizione al lavoro e alla produttività, al punto da minimizzare l’importanza dei momenti di svago e delle amicizie;
  • difficoltà a completare compiti e a raggiungere obiettivi legati a standard interni di comportamento rigidi e irragionevolmente elevati e inflessibili;
  • atteggiamenti eccessivamente moralistici e coscienziosi;
  • difficoltà ad empatizzare, ovvero a comprendere e ad apprezzare idee, sentimenti e comportamenti altrui;
  • rigida insistenza sul fatto che ogni cosa sia impeccabile, perfetta, senza errori o difetti;
  • convinzione che ci sia solo un modo giusto di fare le cose;
  • difficoltà a cambiare idea o punto di vista;
  • preoccupazione per i dettagli, l’organizzazione e l’ordine;
  • tendenza a perseverare, ovvero a mantenere lo stesso comportamento nonostante ripetuti fallimenti.

Ne deriva uno stile di vita basato prevalentemente e rigidamente sui doveri che, tuttavia, non sempre danno luogo al conseguimento di prestazioni brillanti. Al contrario, tali pazienti, a causa della difficoltà a stabilire priorità e ad ordinare in modo razionale i propri compiti ed interventi, spesso si trovano bloccati, ritenendo che il tempo non sia mai sufficiente e l’impegno profuso mai abbastanza.
Dal punto di vista emotivo, tali pazienti sono convinti che le proprie sensazioni e le proprie emozioni debbano essere sempre controllate, fondamentalmente perché considerate come “qualcosa di sbagliato” e, quindi, come una potenziale minaccia al desiderio di essere amati e accettati dagli altri. Appaiono, pertanto, rigidi e impostati e difficilmente si lasciano andare, tanto da essere definiti “freddi”, “poco espansivi”.
Comunque, le emozioni maggiormente sperimentate sono:

  • l’ansia causata da pensieri di tipo catastrofico (“Sono un totale fallimento”; “Sono una completa delusione”) e da doverizzazioni (“Devo essere sempre al cento per cento”; “Devo dare sempre il meglio di me”);
  • la rabbia conseguente alla difficoltà di esprimere i propri vissuti emotivi, i propri desideri;
  • la paura di essere criticati e puniti per eventuali errori commessi;
  • il senso di colpa da irresponsabilità legato al timore di arrecare danno a sé o agli altri.

Quante e quali persone ne soffrono?
Studi epidemiologici suggeriscono una prevalenza del DOCP di circa l’1% nella popolazione generale e di circa il 3-10% tra gli individui che si presentano all’osservazione clinica.
Il disturbo interessa maggiormente il sesso maschile (rapporto 2:1), si manifesta all’inizio dell’età adulta per poi raggiungere l’apice fra i 40 e i 50 anni ed è più comune tra i consanguinei di primo grado di persone con questo disturbo.
Circa il 50% della popolazione DOCP non è coniugata. La gravità del disturbo, infatti, ostacola la possibilità di instaurare relazioni sentimentali; se esso si manifesta dopo il matrimonio, la qualità del rapporto è compromessa, ma non sempre in misura tale da costituire causa di separazioni e/o divorzi.

Quali sono le cause?
Un ruolo rilevante nell’insorgenza del DOCP sembra essere rivestito da alcune caratteristiche riscontrabili nei genitori di questi pazienti. Sarebbero genitori ipercontrollanti e poco affettuosi, estremamente responsabilizzanti e rimproveranti. Richiederebbero cioè un senso di responsabilità e una maturità assolutamente sproporzionati rispetto all’età del figlio, vedendo in questi solo un adulto in miniatura, e porrebbero grande enfasi sui valori morali e sui principi etici proibendo contemporaneamente tutte le emozioni che appaiono incompatibili con tali valori (rabbia, sessualità, ecc.). Tali caratteristiche contribuirebbero alla costruzione di una relazione di attaccamento caratterizzata da bassa cura, alto controllo e ambiguità: la figura di riferimento invierebbe sistematicamente messaggi contraddittori, comunicando affetto e apprezzamento sul piano verbale, ma freddezza e disapprovazione su quello non verbale.

In cosa consiste il trattamento psicoterapeutico?
I soggetti con DOCP spesso cercano una terapia a causa di disturbi di natura psicofisiologica. Infatti, tali pazienti, a causa della difficoltà a scaricare le proprie tensioni interne e della tendenza a reprimere le proprie emozioni, spesso presentano manifestazioni di tipo psicosomatico come, ad esempio, attacchi d’ansia, impotenza sessuale, senso di stanchezza e sovraccarico.
La Terapia Cognitivo-Comportamentale si pone come obiettivo fondamentale quello di favorire nel paziente i cambiamenti necessari a condurre uno stile di vita più flessibile e sereno. In particolare, il paziente viene aiutato a:

  • riconoscere e accettare le proprie emozioni ed i propri stati d’animo, riducendo l’autocritica e l’autocolpevolizzazione rispetto a stati mentali positivi;
  • alleviare il senso del dovere, dedicando del tempo anche ad attività piacevoli e rilassanti;
  • porsi degli standard meno elevati;
  • raggiungere una maggiore flessibilità riguardo ai principi etici e morali interiorizzati.

Per raggiungere tali obiettivi, la terapia cognitivo-comportamentale ricorre ad una serie di tecniche e interventi che possono essere così schematizzati:
– identificazione e messa in discussione delle convinzioni di base del paziente su se stesso e il mondo
– validazione e accettazione, da parte del terapeuta, degli stati interni vissuti dal paziente come “sbagliati”;
– tecniche di rilassamento;
– esposizione graduale alle situazioni temute.

La Terapia Metacognitiva Interpersonale (TMI) mira invece in particolare a:
– favorire la differenziazione, ovvero la capacità di distinguere tra fantasia e realtà;
– promuovere l’accesso alle parti sane del Sé.
– esplorare nuovi modi di relazionarsi volti ad arricchire il repertorio del Sé funzionante;
– favorire l’integrazione tra rappresentazioni diverse del Sé e dell’Altro;
– favorire il decentramento, ovvero la capacità di lettura e comprensione della mente altrui

Il trattamento farmacologico
L’intervento farmacologico con i pazienti che soffrono di DOCP, se necessario, include generalmente l’uso di farmaci ansiolitici e antidepressivi, preferibilmente integrati con una psicoterapia. Il vantaggio della somministrazione di tali farmaci sta nel fatto che, alleviando l’ansia e la depressione che contribuiscono alla persistenza dei sintomi, i pazienti si mostrano più collaborativi, consentendo al terapeuta di intervenire sulla loro rigida struttura di personalità.

Fonte. istitutobeck.com

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